A seguito della manifestazione di Noi Moderati della settimana scorsa davanti all’ambasciata iraniana in difesa delle due giovani sorelle Taraneh e Romina Rahimi, condannate rispettivamente a morte e a venticinque anni di carcere, ci ha scritto l’ambasciatore iraniano in Italia, S.E. Mohammad Reza Sabouri.
Ci ha invitato ad esporre nostre eventuali preoccupazioni per le vie diplomatiche – cosa che naturalmente faremo – difendendo i procedimenti giudiziari della Repubblica Islamica, sostenendo che le affermazioni da noi “formulate in merito al procedimento” che le riguarda “non risultano accurate” e sono state fatte senza fornire documentazione "attendibile”.
Ha ritenuto le nostre richieste "un'ingerenza".
Ebbene, con la stessa cortesia e con altrettanta fermezza, ho risposto che, per noi, un caso che ha assunto rilevanza internazionale per la sua gravità merita di essere affrontato pubblicamente.
La libertà di espressione e la difesa dei diritti umani non sono un affare privato. Siamo noi a chiedere "documentazione accurata" e "informazioni attendibili" sul destino Taraneh e Romina, sulle accuse che hanno portato al loro arresto, alla loro detenzione e a quelle condanne che consideriamo abnormi e inaccettabili.
Credo che rispondere, non tanto a me, quanto all’opinione pubblica internazionale, fornendo informazioni puntuali sulla condizione delle due ragazze, oltre ad essere doveroso, sarebbe giusto ed apprezzato.
A questo proposito, mercoledì in Question time interrogheremo il ministro Tajani sulle proteste in Iran e sugli sviluppi della condanna a Taraneh e Romina Rahimi, per sapere come il Governo intenda sollecitare le autorità della Repubblica Islamica dell'Iran attraverso i canali diplomatici per garantire a loro e alle altre persone detenute un processo equo e il rispetto dei diritti inviolabili della persona. Queste due ragazze stanno pagando un prezzo terribile per aver avuto il coraggio di chiedere libertà.
Ma la libertà non si impicca!
